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Blogger: kaguya
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Una lavoratrice studentessa di 29 anni bellissimissima ed intelligentissima.

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mercoledì, 22 marzo 2006

Shibuya 29/12/2006

...Finito di mangiare in maniera più o meno dignitosa la nostra tenpura, decidiamo di completare il giro entrando in uno hyakuen shop. Arianna si compra la famosa crema per le mani, che invece di idratargliele le ricopre di una patina biancastra: "Tsk", pensiamo, "neanche qui ci si può fidare a comprare cosmetici a meno di un euro!". Errato, care ragazze: era proprio una crema per sbiancare le mani, ma Arianna se ne accorgerà solo una volta tornata in Italia, leggendo le diciture sul tubetto! ^^;
Decidiamo di non comprare altro: il negozio è fornitissimo, è molto più grande dello hyakuen shop in cui siamo state ad Hase, ma ci sono cose troppo belle per costare solo 100 yen. ...E invece proprio 100 yen costavano!! 100 yen più IVA, ovvero 105 yen (mica hanno l'IVA al 20% come in Italia... -_-). Comunque, dopo un'occhiata all'orologio (si erano ormai fatte le 14), decidiamo che è giunto il momento tanto atteso: è ora di andare a Shibuya.
Shibuya è il "centro", è un po' un mito per tutti i giovani gaijin: a Shibuya ci sono tanti giovani, tanti negozi, tanti locali, Hachiko... Prendiamo la Ginza line a Tawaramachi, e dopo circa mezz'oretta eccoci arrivate! Che emozione! E adesso, dove andiamo? Da che parte sarà Hachiko? Tra le indicazioni ce n'è una che ci indirizza verso "Hachiko square", ma a noi non sembra affatto di trovare l'uscita; torniamo sui nostri passi, ed entriamo senza volerlo (dai, su, è la verità!) in un altro centro commerciale, Tokyu. A dire il vero, in tutte le volte in cui siamo scese a Shibuya dalla Ginza line siamo state costrette a passare per Tokyu per uscire, e credo sia una tappa obbligata: o, se non altro, è caduta nello stesso tranello anche Renata Pisu, che ne parla in un articolo sull'Espresso online. Ovviamente non ne siamo così dispiaciute, e ne approfittiamo per curiosare tra i cosmetici, e soprattutto tra le cosine kawaiiose di Hello Kitty stanziate al 5° piano: borsettine, quaderni, cioccolatini, fazzolettini, e persino i copri-mascherina anti germi! Avrei voluto comprarne una: se c'è una cosa che non sopporto, sono le obbrobriose mascherine che i giapponesi portano quando sono raffreddati. Come tutti i miei lettori ormai sanno, io amo il popolo giapponese, però queste mascherine non si possono proprio guardare! Anche perché poi soffiarsi il naso è maleducato, ma tirar su col naso no!! ...Sinceramente, devo dire che alla fine ci avevamo preso gusto anche io e Arianna, o meglio, dopo un po' di tempo si inizia a tirar su col naso senza neppure accorgersene ^^; Ma ogni tanto ci davamo anche qualche sana soffiata (senza far troppo rumore, eh!), giusto per far vedere che, in fondo, non era molto peggio delle loro abitudini...
Dopo aver girato in lungo ed in largo il reparto di Hello Kitty, ci decidiamo a cercare l'uscita, e finalmente la troviamo! Ma la delusione è enorme: e questa sarebbe Shibuya? Così grigia, anonima... Bah. E Hachiko, dove sarà? Non vedo neppure lontanamente qualcosa che assomigli alla statua di un cane! Attraversiamo la strada su un cavalcavia pedonale, facciamo pure qualche foto commemorativa di Shibuya, e, aspettandoci di trovare chissà quali negozi, vediamo un palazzone con qualche botteguccia triste. C'è qualcosa che non va... Facciamo il giro del palazzone, tappa in una piccola libreria, poi ci addentriamo in una vietta, tornando più o meno verso la stazione, ma procedendo più verso nord (mmmh... o quello che per 15 gg ho ritenuto il nord ^^;). Finalmente si intravede un po' di civiltà! Un ufficio postale, Bic Camera... ovviamente decidiamo di entrare! Bikku Camera è il paradiso degli elettrodomestici, e noi iniziamo a girare da un piano all'altro come due invasate: vogliamo vedere tutti gli ultimi modelli di keitai (i telefoni cellulari), le macchine per cuocere il riso, le console, i micro lettori mp3... Oltretutto l'ascensore è in vetro, quindi mentre scorrazziamo da un piano all'altro possiamo ammirare il panorama. Va beh, palazzoni... ^^; Nella foga, finiamo anche al cinema del 9° piano, o ritorniamo più volte allo stesso piano: "Ma qua, ci siamo già state?!" ...Ad un certo punto si gira un uomo, ben vestito, età apparente 45 anni, e ci chiede: "State cercando qualcosa?". In italiano!! O_O" "Oh, no no, grazie!", e come due sceme risaliamo nell'ascensore. Poverino! Magari stava solo aspettando l'occasione giusta per fare un po' di conversazione in italiano! ^^; In ogni caso, dopo aver ispezionato Bikku Camera, usciamo e decidiamo di dirigerci verso ovest...
...E qui veniamo letteralmente travolte da luci, suoni, e dalla moltitudine di gente che aspetta diligentemente che il semaforo pedonale diventi verde. La prima cosa che noto è che tutti se ne stanno a naso in su: sui grattacieli sono infatti montati dei mega schermi che mandano pubblicità a ciclo continuo. Senza rendermene conto, nei giorni successivi finirò anch'io con l'attendere il verde a naso all'insù, è inevitabile! Quando poi il semaforo diventa verde, in mezzo all'incrocio si riversa letteralmente un fiume umano! Ne avevo letto in vari articoli o guide turistiche, ma è davvero una cosa a cui uno non crede finché non vede.
Iniziamo a girare un po' a caso, i nostri piedini e le nostre membra sono abbastanza provati, ma la vetrina di Loft addobbata per Capodanno ha lo stesso effetto di un canto di sirena: ci fiondiamo dentro all'istante, per "esaminare" ad una ad una tutte le meraviglie di cartoleria che in Italia non si trovano manco a pagarle oro, ed ovviamente ci fanno impazzire...
Terminato l'esame, però, decidiamo che stasera è proprio il caso di fare un po' di nanna, e ci avviamo abbastanza presto verso il ryokan. Beh, ridendo e scherzando arriviamo a Tawaramachi che sono circa le 20; prima di tornare a casa però passiamo al super, per comprarci uno di quegli allettanti bento di sushi che abbiam visto al mattino: di sera sono pure scontati, e tutte baldanzose ce ne torniamo in cameretta col nostro bottino. L'unico rimpianto che ho di quei giorni ("unico" rimpianto?!), è quello di non aver provato i bento di un ristorantino di sushi vicino al ryokan: era un po' più caro del supermercato (ma sempre scontato alla sera), ma chissà che buono!! Purtroppo, siamo sempre tornate troppo tardi! :(
Nella nostra stanza, che per noi è quasi un appartamentino (in effetti, non è molto più piccola di quello di Giada e Max ^^;), possiamo finalmente riposarci, mangiare la nostra pappa, e gustarci quello spettacolo di Papaiya Suzuki in TV, mentre dà lezioni di ballo: una potenza!!!!
P.S.: Ma intanto, Hachiko mica l'abbiam visto...


postato da: kaguya alle ore 23:22 | link | commenti (15)
categorie: diario
domenica, 19 febbraio 2006

Il viaggio continua

Il 29 dicembre decidiamo di rilassarci un po', visto che siamo abbastanza provate dalle esperienze dei giorni precedenti. Partiamo anche stavolta con l'idea di provare a fare colazione da Denny's, ma "ovviamente" dirottiamo sul centro commerciale nell'edificio adiacente, Rox.

Nel piano sotterraneo c'è un supermercato, Seiyu, ed iniziamo ad aggirarci tra gli scaffali affascinate dal banco del pesce (fresco, surgelato, sotto forma di sushi...), dalla lettiera per gatti ed altre amenità.

L'idea è quella di prenderci qualcosa da mangiare ma, stordite dalla moltitudine di prodotti, ci dimentichiamo pure della colazione. Saliamo ai piani superiori; al piano terra, che in giapponese è il primo piano, ci sono negozi di abbigliamento per bambini. Nei centri commerciali italiani di solito ogni negozio è uno spazio chiuso a se stante, con una propria vetrina; nei centri commerciali giapponesi invece i negozi hanno solo delle pareti divisorie, ma sono tutti aperti! Questa cosa mi ha stupito molto soprattutto il 31 dicembre, ma ne riparlerò al momento giusto.
Saliamo al secondo piano, e troviamo negozi di abbigliamento da uomo e donna, così come al terzo piano. C'è anche Felicia, che scopriremo essere la manicure più economica di tutta Tokyo! Le giapponesi hanno una vera mania per le unghie, che sono sempre lunghissime, curatissime e coloratissime, e abbiamo visto una ragazza che si faceva fare le unghie pure in aeroporto (a prezzo esorbitante, oltretutto)!!!
Al quarto piano, finalmente, un negozio di libri molto fornito, dove acquisto l'ultimo (ma proprio ultimo, eh!!) numero di きみはペット (Sei il mio cucciolo!), e metto gli occhi su altri libri, ma al momento non li compro ancora.

C'è anche un piccolo negozio di dischi, e dalla parte opposta... un negozio di giocattoli!! Un pupazzone di Totoro troneggia in mezzo a tante altre belle cosine targate Studio Ghibli, che manco a dirlo costicchiano (ma sempre meno dei prezzi a cui questa merce si trova in Italia... che sono vergognosi!). Ci sono anche altri giocattoli, ed io mi innamoro di alcuni cuscinetti cubici con occhi, orecchie e zampe; kawaiosissimi, ma alla fine non li comprerò (sigh!).

Verso mezzogiorno siamo al quinto piano, dove ci sono delle sale giochi e dei ristoranti: stiamo schiattando dalla fame, così cerchiamo di lasciarci ispirare dai modelli di cibo esposti in vetrina per la scelta del posto in cui mangiare. Purtroppo i prezzi ci ispirano molto meno, così decidiamo di provare da un'altra parte. Cosa vuol dire che vogliamo lasciarci ispirare dai modelli di cibo? In Giappone moltissimi ristoranti hanno una vetrina in cui espongono dei modellini in cera dei piatti che cucinano. Questi modellini vengono prodotti proprio ad Asakura e sono delle riproduzioni talmente realistiche che a volte è proprio difficile distinguerli dal cibo vero!
Alla fine lasciamo il centro commerciale, uscendo dalla parte opposta a quella da cui siamo entrate. Ci imbattiamo in un Mac Donald's, ma sia mai che andiamo a mangiare da Mac Donald's con tutto il ben di dio che c'è in Giappone! La strada diventa una specie di galleria coperta con un sacco di ristoranti su ogni lato, ma non riusciamo a decidere dove andare. Forse non è una zona molto turistica, perché non tutti hanno i modellini in vetrina, e soprattutto i prezzi sono spesso in kanji. Vorrei provare qualcosa di tipico, ma Arianna non è del mio stesso avviso. Anche perché, in effetti, non sapremmo cosa ordinare! Mi piacerebbe mangiare soba, ma viste le esperienze non troppo positive in Italia, lascio perdere: rischio di lavarmi col brodo da capo a piedi, senza contare che non sopporterei di tirare su come un aspirapolvere!
Finalmente, un miraggio: all'angolo della via campeggia una foto gigante di tenpura. La tenpura è una frittura, in genere di pesce e verdure. Entriamo in questo locale che si chiama Tenya. Non è molto grande ed è gremito di gente, per lo più persone di mezza età che sono andate a fare shopping o che sono in pausa pranzo. In quei giorni, constatando quanto strapieni fossero i ristoranti, e vedendo anche la tipologia di clientela, ci è venuto il dubbio che i giapponesi (o per lo meno gli edochiani) avessero un po' il culto del mangiar fuori casa... E non siamo ancora riuscite a scoprire se sia realmente così o no. Però i ristoranti erano sempre strapieni, anche di quelle che sembravano essere casalinghe.
Veniamo fatte accomodare al piano superiore e la cameriera, dopo averci visto parecchio in difficoltà col menù, ci porta un listino in inglese. Arianna opta per una yasai tendon, ovvero una ciotola di riso con sopra della tenpura di verdura, accompagnata da una ciotola di misoshiru, ovvero la zuppa di miso (costo 500 yen, circa 3,50€). Io invece ordino un ebiten teishoku: un set completo con tenpura di gamberi, calamaro e verdure; una ciotola di riso ed una piccola porzione di insalata di patate, più un'altra ciotolina (micro) con delle verdure, ed ovviamente il misoshiru (costo 880 yen, circa 6,30€).

Ci viene servito anche del tè verde, che non si paga. Non si paga neppure il coperto, e ne siamo ovviamente felicissime! Iniziamo a mangiare mentre le coppie sedute di fianco a noi ci fissano, e così ci sentiamo tremendamente imbarazzate mentre cerchiamo di mangiare con le bacchette in maniera dignitosa!

ESCLUSIVO!!!
La foto dei cuscini cubettosi!!!


Foto gentilmente inviatami dalla premiata ditta Giada&Max!


postato da: kaguya alle ore 02:45 | link | commenti (20)
categorie: diario
giovedì, 09 febbraio 2006

Le mille luci di Shinjuku

28 dicembre (marò come sono indietro!!! ^^;), sera: prima di lasciare la stazione di Hase entriamo in uno 100yen shop. Gli hyakuen shop (così si dice alla giapponese) sono il corrispondente giapponese dei nostri "tutto a 1 euro". Tsk, "corrispondente" per modo di dire: intanto si pagano 100 yen + iva del 5%, quindi 105 yen, ma ancora non si arriva all'euro! Sono meno di 80 centesimi di euro, ma la merce che vendono allo hyakuen shop non è pattona come quella dei nostri negozi!!! Ci vendono cose molto carine (a parte la crema per le mani che si è comprata Arianna, la cui unica funzione è stata quella di sbiancarle le mani... Che fosse una crema per avere mani da geisha? O_o), io ad esempio quella sera ho preso delle hashi (le bacchette per mangiare) che poi ho visto identiche in un supermercato normale a 315 yen... tre volte tanto! E ovviamente non ho resistito alla tentazione di comprare un sacchetto di patatine radiottive, una specie di puff che avevano un gusto assurdo (mais? formaggio? bagigio?). Solo che... quando mangiarle? Stavamo morendo di fame, ma so che in Giappone è maleducazione mangiare sul treno (ad eccezion fatta degli Shinkansen, ma ne parleremo). Saliamo finalmente sul treno che ci riporterà a Tokyo, e cosa vedo? Una ragazza ed un ragazzo che si strafogano di senbee (cracker di riso)! Beh, allora... se lo fanno loro... facciamolo anche noi! Iniziamo a mangiare allegramente i nostri puff, attirando gli sguardi di tutti i presenti. Ma non penso siano tanto i puff, quanto il nostro essere straniere: nonostante abbiamo i capelli castani, ed Arianna in Italia venga spesso scambiata per una giapponese o quasi, in Giappone siamo diverse! Quindi, mentre mangiamo i puff qualcuno ci guarda schifato, ma qualcuno tutto sommato tollera perché tanto siamo gaijin, straniere, e di conseguenza selvagge! E` anche vero che spesso, dopo un primo sguardo, i giapponesi tornano a farsi i fatti loro: sono un popolo riservato e si sa.
In treno vedo per la prima volta anche degli esemplari di quelle che Giada chiama "ragazze di Ginza". A Tokyo infatti si potrebbe quasi dire che in ogni quartiere è caratterizzato dal modo in cui si vestono i suoi abitanti (e se non ci credete, o se volete semplicemente farvi un'idea di cosa vada di moda a Tokyo, guardate qui), e le "ragazze di Ginza" sono delle ragazze bon ton dal look e soprattutto dai modi impeccabili. Inutile dire che io e Arianna, che, vabbeh, non siamo dei mostri di femminilità, ma sicuramente siamo ragazze normali, ci siamo sentite due scaricatori di porto!!! ^^;

Stavolta l'arrivo alla stazione di Shinbashi è un po' meno traumatico: tanto era gremita di gente al mattino, tanto è triste e deserta adesso. Questo però ci permette di arrivare velocemente ai binari della metro! Torniamo in albergo per lasciare giù tutti i depliant di Kamakura e le guide turistiche, e poi torniamo in metro per raggiungere Shinjuku.
Abbiamo appuntamento con Yuki in un luogo non meglio precisato dalle parti di Shinjuku, ma purtroppo arriviamo un po' in ritardo: dobbiamo infatti cambiare linea a Ginza, la cui stazione è ovviamente grandissima. Non ci perdiamo, ma dobbiamo fare una bella scarpinata. Scendiamo a Nishi Shinjuku.
Ho scelto Nishi Shinjuku per due motivi: 1, con Yuki andremo a vedere il municipio, e questa è la stazione più vicina; 2, tutti mi hanno detto che la stazione di Shijuku è grandissima, quindi non volevo correre il rischio di non trovarci. Qui però viene il bello: devo informare Yuki del luogo dove la stiamo aspettando. Una telefonata in giapponese!! ^^; Yuki parla solo giapponese ed inglese, ma io parlo uno stentato giapponese, un ancora più stentato inglese, ed un inutile italiano!!!!
"Yuki! Ciao! Ti aspettiamo a Nishi Shinjuku!" (nishi vuol dire ovest)
"Oh, ok, sono vicino, sto arrivando!"
Passa mezz'ora, e Yuki non si vede. Arianna è stanca morta e non lo nasconde (del resto è il nostro primo giorno, siamo tramortite dal fuso ma soprattutto dall'intensa giornata a Kamakura), io sono terrorizzata all'idea di dover richiamare Yuki... Ma non ho scelta.
"Ciao, Yuki, dove sei?"
Yuki ha il fiatone.
"Marica chan, tu dove sei???"
"A Nishi Shinjuku"
"Sì, anche io sono a Shinjuku nishi, ma non vi vedo..."
"Shinjuku nishi? L'uscita nishi di Shinjuku?"
"Sì..."
"Noi siamo proprio a Nishi Shinjuku! ^^;"
"Oh, no!!! Arrivo!!!!"
Dopo circa 10-15 minuti Yuki finalmente ci raggiunge, trafelatissima. Ci abbracciamo a lungo, incuranti degli sguardi dei passanti: in Giappone non è poi così usuale vedere degli slanci affettivi in pubblico, sia pure tra amiche! Ma a noi, onestamente, non sembra vero poterci vedere dopo mesi, nel luogo più inaspettato!
Yuki è proprio quella che Giada definirebbe "ragazza di Ginza": è sempre elegantissima, dolcissima, ed in più, oltre ad essere una bella ragazza, è una bravissima cuoca e donna di casa! ...Il mio senso di inferiorità non può che acuirsi ^^;
Ma non c'è tempo da perdere: siamo già d'accordo da un po' di tempo per andare insieme ad ammirare Tokyo dall'alto, da una delle torri del Municipio, ma il Tochou chiude alle 22. Ridendo e scherzando sono già le 21.30... Partiamo quasi di corsa, ma non ho la più pallida idea di quale uscita si debba prendere, e neppure Yuki lo sa con precisione. Chiede informazioni a dei passanti (ed ovviamente la invidio pure perché parla giapponese! >_<), e riusciamo finalmente a raggiungere il palazzo. I grattacieli di Shinjuku sono davvero enormi, e ai piedi del Tochou mi sento proprio un bagigetto... (un baluigetto? un bamarietto? XD) Scopriamo che, per nostra fortuna, l'osservatorio chiude alle 23, e quindi entriamo. All'ingresso ci aspetta un controllo delle borse, e la cosa mi fa un po' sorridere, visto che il "controllo" consiste in una sbirciatina all'interno. Ci viene permesso di entrare, e sull'ascensore ci aspetta una signorina in divisa. Voliamo fino a 250 metri d'altezza, dove ci aspettano un bar e dei negozietti di cose kittose (ovvero tanti pupazzetti, strap et similia di Hello Kitty), ma soprattutto dei finestroni da cui si gode una vista su Tokyo da capogiro!!!


La macchia bianca è data dalle luci e i megaschermi di Shinjuku,
troppo luminosi per i gusti della mia fotocamera!
Notare la particolare forma del palazzo Yasuda Kasai Kaijo
.

Restiamo lì per un po', perché il panorama è troppo bello per non gustarselo il più a lungo possibile! Si tratta anche dell'ultimo giorno di apertura del municipio prima delle vacanze di fine anno, per cui difficilmente potremo tornarci. Ovviamente non manchiamo anche di curiosare tra i pupazzetti di Hello Kitty, visto che sono i primi che vediamo in Giappone! ^^;
I morsi della fame però iniziano a farsi sentire, e così, passeggiando tra vie illuminate da alberi di Natale, torniamo verso la stazione.

Yuki ci porta a Shinjuku; noi siamo un po' stordite dalla stanchezza, e dalla confusione di gente, luci e colori che si para davanti ai nostri occhi. La seguiamo all'interno di un palazzo dall'ingresso alquanto anonimo, e, sorpresa! Le porte dell'ascensore si aprono direttamente su un locale!
Sembra essere un ristorante tipico, pieno di giovani. Nei giorni successivi mi accorgerò che in Giappone è assolutamente normale trovare un ristorante ad ogni piano di anonimi palazzoni: per forza, spazio non ne hanno, non resta che andare sempre più in alto! Diamo un'occhiata al gigantesco menù fotografico posto all'ingresso; ovviamente non sappiamo cosa scegliere, ma non possiamo certo chiedere a Yuki di illustrarci ogni piatto!
La scelta di Arianna cade su un hamburger; visto che la fame è tanta, meglio non rischiare che qualcosa vada storto! XD Yuki invece opta per qualcosa di leggero, una specie di minestra, mentre io mi butto su un donburi. Un donburi è una ciotola di riso con altri ingredienti, nel mio caso sashimi di tonno e uovo crudo. Uovo crudo!? Inizio già a preoccuparmi, così mangio un po' di riso. Se mi vedesse mia madre ora...
Yuki mi guarda: "Lo mangi... così? Da solo?", e mi consiglia di mescolare il tutto e condirlo con la salsa. Fatto. Buonissimo!!!!

Finita la cena, offerta da Yuki, torniamo subito verso la metropolitana. Yuki deve tornare a casa da sola, e anche noi dobbiamo raggiungere l'albergo prima che la metro chiuda. Da Shinjuku a Tawaramachi ci impiega circa 40', cambiando linea a Ginza. Avremmo fatto prima in treno, ma chi ci ha pensato? Arrivate a Tawaramachi, breve tappa da AmPm (la tappa al conbini diventerà un leit-motiv delle nostre giornate! :)), e poi finalmente a nanna, per il meritato riposo!

postato da: kaguya alle ore 15:12 | link | commenti (8)
categorie: diario
venerdì, 20 gennaio 2006

La prima gita fuori porta: Kamakura (鎌倉)

Mi scuso per l'assenza di questi giorni, ma sono davvero straimpegnata col lavoro, e purtroppo c'è pure l'esame di coreano alle porte: aiutooooo! Ma non volevo interrompere questo diario di viaggio, anche perché sono ferma alla prima sera, di cose da raccontare ce ne sono parecchie!!!
Visto che la nostra vacanza non sarebbe stata di lunga durata, durante la permanenza a Tokyo avevamo programmato soltanto una gita fuori città, a Kamakura. Kamakura è una cittadina (mmmh... diciamo un paesotto) (leggo ora sulla Lonely Planet che questo paesotto ha la bellezza di 181.000 abitanti... E` grande quasi quanto Padova... ^^;) a circa 50 km da Tokyo, affacciata sull'oceano e nota a tutti gli studenti di giapponese grazie alla presenza del Daibutsu, ovvero il Buddha gigante. E` stata anche capitale del Giappone durante il Periodo... Kamakura (1185-1333), appunto! ^^ Spostarci da Tokyo il primo giorno non era esattamente l'ideale, visto che eravamo ancora un po' stravolte dal fuso orario (ma devo dire che non abbiamo patito più di tanto il jet-lag... all'andata!), e soprattutto perché sarebbe stato problematico usare i mezzi di trasporto, ma non avevamo altra scelta, perché nei giorni successivi avremmo dovuto incontrare alcuni amici italiani e giapponesi.
Il 28 dicembre, dopo aver consultato una stampata dell'orario dei treni per Kamakura portato da casa (calcolato su Hyperdia), andiamo incontro alla nostra prima giornata giapponese. Dobbiamo innanzitutto trovare un posto dove fare colazione, e quindi proviamo a dirigerci verso un locale dalla mega insegna "Denny's". Sotto a "Denny's" però c'è un Seven Eleven, e ovviamente decidiamo di entrare ad esplorare le mercanzie. Compriamo dell'acqua e 2 onigiri (i più buoni che abbia mangiato, con l'umeboshi *_*), e anche un dolcetto (un rotolo di pan di spagna e panna... abbiamo trovato dolcetti di questo tipo in tutti i negozi, al gusto di panna e fragole oppure al tè verde!). Non siamo più tanto convinte di andare da Freddy, visto che ormai si sta facendo tardi ed abbiamo davanti più di un'ora di treno, così ci dirigiamo verso la stazione della metro. Scendiamo alla stazione di Shinbashi, e qui viene il bello: dove saranno i binari del treno? Iniziamo a seguire le frecce, poi perdiamo la strada e giriamo in tondo per un po'. Alla fine raggiungiamo i famigerati tabelloni con i tragitti ed il prezzo delle varie tratte, e mi metto alla ricerca disperata del kanji di Kamakura (imparato al ryokan, prima di partire! XD). Ricordo che Ettore mi aveva detto che Kamakura si trova sulla linea Yokosuka, ma non la trovo. Proviamo a fare un altro giretto, questa stazione mi sembra molto incasinata ma poi ritorniamo alle biglietterie automatiche e finalmente individuo Kamakura e facciamo i biglietti.
Il treno per Kamakura non è particolarmente tecnologico, anzi, il viaggio ha un non so che di malinconico perché ci sono pochi altri passeggeri oltre a noi. Ovviamente fuori dai finestrini si vedono soltanto palazzi, ma, ad un certo punto, un tuffo al cuore: è lui, il Fujisan!! Non avrei mai pensato che saremmo riuscite a vedere il monte Fuji da Tokyo, anche perché tutte le guide dicono che generalmente è nascosto tra le nuvole. Ci sentiamo elettrizzate per questa visione, siamo appena arrivate in Giappone e già ci sembra di essere dentro un libro...
Dopo circa 50 minuti arriviamo a Kita Kamakura; "kita" significa "nord", ed in effetti si tratta della stazione a nord del paese. La guida consiglia di iniziare il giro turistico da lì, e così facciamo noi: scendiamo in questa che più che una stazione è una capanna di legno! Insieme a noi scendono altri turisti, per lo più cinesi e coreani. Siamo in pochi comunque, non più di 15 persone. Uscendo dalla stazione noto un passaggio a livello (neanche questo troppo tecnologico) ed una strada, e poi alberi e la collina alla nostra sinistra: decido che questo paese mi piace, c'è molto verde ed è molto tranquillo, e lo sento decisamente più familiare.
Appena fuori dalla stazione incontriamo il primo tempio, l'Engakuji. E` un tempio buddhista che risale al 1282, ma è stato più volte distrutto e ricostruito negli anni. Nel 1923 è stato irrimediabilmente danneggiato dal terremoto, sicché adesso resta ben poco di antico, come ad esempio una grande campana del 1301, oggi tesoro nazionale (e guarda caso si trova sopra ad una scalinata che sembra infiniiiita!!). E` il primo tempio che visitiamo, così, visto che è piuttosto grande, ci passiamo dentro circa un'oretta e guardiamo per bene tutti gli edifici che costituiscono il complesso.

Purtroppo però non sono tutti accessibili, e anche in quelli accessibili ci si deve accontentare di guardare l'interno da fuori.


Un tombino!

Usciamo dall'Enkakuji e ci dirigiamo verso il secondo tempio, il Toukeiji. E` ora di pranzo e la fame inizia a farsi sentire, così ci pappiamo l'onigiri ed il dolcetto prima di entrare al tempio, quasi per strada. Non si vede una panchina nel raggio di chilometri, mannaggia!!! Cerchiamo però di non farci notare (figurati se spiccano due gaijin che mangiano per strada a Kamakura... ^^;), perché so che in Giappone è cattiva educazione mangiare per strada. Arianna nota che anche Kamakura, come quel poco che avevamo visto di Tokyo, è piena di distributori automatici. Ce ne sarà uno ogni 50 metri!!! Una cosa incredibile!!!
Entriamo finalmente al tempio, che è quasi deserto. Questo tempio una volta era un convento di monache; nel 1600, quando il divorzio era un privilegio degli uomini (divorzio nel 1600!? sempre avanti 'sti giapponesi!!!), le donne maltrattate si rifugiavano qui, e dopo avervi trascorso un periodo (1 anno secondo la guida del National Geographic, 3 per la Lonely Planet) come monache venivano dichiarate divorziate. Quando si entra nel tempio si incontra un bel giardino, anche se, vista la stagione, è piuttosto spoglio; gli edifici sono chiusi, e allora decidiamo di proseguire oltre il giardino.

Il tempio è posto ai piedi di una piccola collina, ed oltre il giardino c'è un boschetto con un cimitero. I cimiteri giapponesi non sono luoghi macabri, ma piuttosto luoghi molto malinconici. Questo boschetto poi, che porta ancora i colori autunnali, ha un fascino particolare.

Facciamo sosta in una piccola area dove ci sono dei tronchi tagliati appositamente per sedersi, e dei cestini delle immondizie: possiamo finalmente liberarci delle cartacce del pranzo!!! In Giappone infatti, incredibile ma vero, è praticamente impossibile trovare un cestino per i rifiuti!
Dopo la sosta ci rimettiamo in cammino. L'idea iniziale era quella di vedere TUTTI i templi, ma visto che a Kamakura sono una quantità allucinante, e visto che si stava facendo tardi, iniziamo a tagliare. Un sentiero indica che inerpicandosi sulla collina si potrebbe raggiungere il Daibutsu dopo soli 2 km di cammino, ma in questo modo ci perderemmo altre cose, quindi decidiamo di proseguire per la nostra strada. Incontriamo un signore piuttosto anziano che ci chiede, in inglese, di dove siamo. Io l'inglese non l'ho mai studiato, e soprattutto sono stupita per l'incontro, sicché il signore deve aver pensato che fossi un po' mentecatta, visto che non riuscivo a rispondere né in inglese né in giapponese! In ogni caso, quando scopre che siamo italiane ci racconta di essere andato più volte in Italia, e ci parla delle città che ha visto; poi ci chiede cosa abbiamo intenzione di vedere noi in Giappone. Quando gli dico che vogliamo andare ad Hiroshima, dai suoi occhi scende una lacrima: "Sono morte tante persone ad Hiroshima, e questo mi rende molto triste". La sua commozione tocca molto anche me ed Arianna; il signore poi ci saluta e riprendiamo il cammino.
Entriamo in un tunnel in mezzo alla boscaglia, e poco più avanti incontriamo il Kenchouji. Si tratta del più importante tempio zen di Kamakura, tutt'oggi sede della setta Rinzai. E` stato fondato nel 1253, ma gli edifici attuali risalgono al XVII secolo. Anche qui però c'è una campana diventata tesoro nazionale, risalente al 1255. Gironzoliamo un po', nel tempio ci sono molti edifici, ed uno nasconde anche un giardino con laghetto.


Per entrare al tempio ci si deve togliere le scarpe, ma ovviamente non si può andare al bagno a piedi scalzi...

Purtroppo però dobbiamo fare presto perché inizia davvero a farsi tardi, tanto che decidiamo di non visitare nemmeno l'Hachimangu, un santuario che non dovrebbe essere troppo lontano.
Riprendiamo il cammino, ed ecco infatti un torii rosso. Cosa fare? La vista di una cosa diversa dai templi visti finora ci attira molto, anche se non si può dire altrettanto della gradinata che si arrampica sul lato della collina...

Una fortunata intuizione però ci spinge a raccogliere le energie e continuare, ed ecco davanti a noi il santuario in tutta la sua bellezza! Gli edifici sono color rosso accesso, immersi nel verde degli alberi. Questo santuario è dedicato ad Hachiman, il dio della guerra e protettore del potente clan Minamoto. La collina su cui sorge si chiama Tsurugaoka, la collina delle gru, ed è stato fondato nel 1191; gli edifici attuali però risalgono al 1828.

Davanti all'edificio principale una gradinata porta alla piazza dove ci sono altri edifici e bancarelle, quel giorno chiuse (dev'essere bello venirci durante una festa!).


Ogni tempio o sacrario vende i propri talismani (o-mamori)

Notiamo anche una cosa molto buffa: un distributore automatico di oracoli (gli omikuji)!!!
Lasciatoci alle spalle l'Hachimangu, risaliamo la Wakamiya-oji, una strada costellata di negozi, dove uno degli articoli di punta sembra essere una crocchetta dal costo di 100 yen. Visto il prezzo modico ed il nostro misero pranzo decidiamo di provarla. All'interno è viola!


Questa foto non è mia; a noi sono state servite avvolte nella carta, in versione da passeggio!

E` al gusto di patata dolce, che scopriremo (grazie a Giada... Giada è una piccola enciclopedia sul Giappone!!) essere una delle specialità di Kamakura. Notiamo anche un gelato color lilla molto invitante (almeno, per che amo le porcherie! :D), ma non lo assaggiamo (sigh!).
Arriviamo finalmente alla stazione di Kamakura, e da qui dovremmo prendere un treno locale che ci porti fino alla stazione di Hase. Un'impresa!!! In ogni caso, riusciamo ad armarci di biglietto ed entrare dentro la stazione. Solo che i binari dei treni per Hase sono oltre il cancelletto d'uscita... Strano! Che si fa? Proviamo ad inserire i biglietti, ma ovviamente rimaniamo bloccate. Andiamo dalla "controllora", che ci dice che abbiamo sbagliato biglietto. E` un bel problema spiegarle che non sappiamo che cavolo fare, e soprattutto come fare per raggiungere quei binari senza passare per la stazione (in effetti c'è un accesso sul lato opposto a quello da cui siamo entrate noi, ma non ho capito come arrivarci), e lei ci sostituisce il biglietto.
Arriviamo finalmente ad Hase, e ci incamminiamo di buona lena verso il Daibutsu.


Prima di entrare al tempio bisogna purificarsi

E` molto imponente, e ovviamente fa un certo effetto vederlo dal vivo, dopo averlo visto in un sacco di libri. Ma non mi fa poi tutta questa impressione...


I sandaletti di Buddha ^^; Saranno alti tipo 3 metri

Gironzoliamo un po', il sole è ormai sparito dietro le colline, e quindi ci dirigiamo verso l'Hasedera, l'ultimo tempio in programma per la giornata.


Un negozio di souvenir lungo la strada

Purtroppo però sbagliamo strada, e finiamo al Kousokuji, un altro piccolo tempio. Non che fosse brutto, però si fa sempre più buio!

L'Hasedera è proprio di fianco, peccato che in mezzo ci stia una sporgenza della montagna, così torniamo indietro e prendiamo la strada giusta.
Sono già le 17.25, ed il tempio chiude alle 17.30, che disdetta! Le signorine che stanno raccogliendo le transenne della biglietteria però ci invitano ad entrare ugualmente, e per fortuna! Ci accoglie un elegante giardino con laghetto, ma per vedere il tempio dobbiamo inerpicarci sulla collina.

A metà ci sono delle statue di Jizou, patrono dei viaggiatori e degli spiriti dei bambini mai nati, che le mamme vestono coi bavaglini per proteggerle dal freddo: sono tantissime, e ci fanno una grande impressione.

Saliamo ancora, e ci troviamo di fronte agli edifici del complesso del tempio. Una sala ospita una statua dorata di Buddha Amida, e già restiamo affascinate dalla bellezza di questa statua.

La sala principale invece ospita una gigantesca statua dorata di Kannon (9 metri... la più grande statua lignea del Giappone). Non ho potuto fotografarla, ma potrete comunque vederla qui. Stanno chiudendo il tempio, quindi non ci arrischiamo ad entrare, e così per vederla dobbiamo addirittura abbassarci: è davvero imponente!

Ovviamente, nel cortile del tempio non manca il punto ristoro con panchine e distributori automatici! Ci fermiamo per un po' ad ammirare la vista dell'oceano, poi ci rimettiamo in marcia verso la stazione di Hase.

Arrivate a Kamakura dobbiamo prendere le linee della JR, e ovviamente anche questa volta sbagliamo: il nostro biglietto infatti non ci permette di entrare nella stazione, ma dobbiamo uscire, fare il biglietto della JR e poi rientrare. Uff! Alla fine però riusciamo ad arrivare a Shinbashi sane e salve, e da qui raggiungere piuttosto speditamente la metro. Giunte al ryokan, giusto il tempo di rinfrescarci un attimo, e poi si riparte: dobbiamo incontrare Yuki!

Treno da Shinbashi a Kamakura: 780 yen a tratta
Tempio Engakuji: 200 yen
Tempio Toukeiji: 100 yen
Tempio Kenchouji: 300 yen
Treno fino ad Hase: non ricordo ^^;
Daibutsu: 200 yen, altri 20 yen per entrarci dentro
Tempio Hasedera: 300 yen


postato da: kaguya alle ore 22:11 | link | commenti (25)
categorie: diario
sabato, 14 gennaio 2006

La prima sera

Lo Skyliner ci lascia alla stazione di Ueno, e da qui prendiamo la metropolitana fino a Tawaramachi, sulla Ginza line. Il nostro albergo dovrebbe essere nei paraggi, ma, anche di fronte ad una mappa ubicata fuori dalla fermata della metro, non è facilissimo capire dove sia. Si sa poi che in Giappone gli indirizzi funzionano per quartieri, invece che per vie... @_@ Si ferma subito un signore molto elegante che ci chiede, in inglese, se abbiamo bisogno di aiuto. Ci indirizza verso il quartiere giusto, e finalmente troviamo il nostro  ryokan.

L'edificio non è modernissimo, e del resto neanche tutta la zona non è una chiccheria (anche se a me piaceva molto... era una zona piuttosto tranquilla; Yuki ha detto che di sera non era molto sicura, ma a noi non è successo assolutamente nulla, né abbiamo visto facce strane in giro...), siamo in una stradina un po' defilata. Ettore chiama l'ooya-san, il gestore, e questi sbriga le formalità di registrazione. Ci chiede se studiamo giapponese e ci prende in giro perché non capiamo quello che dice... Sfido io, sputacchia come un annaffiatoio!!! Ci mostra la nostra stanza, al 3° piano (che in Italia in realtà sarebbe il 2°, ma in Giappone il piano terra viene considerato il 1° piano); è un po' vecchia ma molto spaziosa, con tavolino, armadio, frigo e tv da una parte, su pavimento in legno, e due futon pronti all'uso dall'altra, su tatami. Ovviamente prima di entrare ci si deve togliere le scarpe, ed il "simpatico" ooya-san non perde l'occasione per prendermi in giro per le mie scarpe da straniera, ovvero dei Doc Martens pieni di lacci... In effetti nei giorni seguenti, dovendo toglierle in continuazione (per entrare nei templi o anche al pub!), rimpiangerò un po' la mia scelta... ma fortunatamente sono comodissime, e di km da fare ce ne aspettano parecchi!

Dopo aver sistemato le valigie accompagnamo Ettore a prendere la metro: ridendo e scherzando sono quasi le 23, e lui non vuole correre il rischio che chiudano le stazioni, visto che deve fare un bel po' di strada per tornare al dormitorio. Noi abbiamo mangiato in aereo, ma siamo in piedi da parecchie ore e la stanchezza e la fame si fanno sentire, così entriamo in un combini per prendere un bento. I combini sono dei fantastici supermercati che vendono di tutto un po', dai piatti pronti ai giornali, e sono aperti 24 ore su 24. Si chiamano Ampm, Seven Eleven (questo c'era anche a Stoccolma!), etc. I bento invece sono quei cestini per il pranzo che si vedono sempre nei cartoni animati: contengono riso, verdure, pesce, carne... a seconda dei gusti. In Giappone vengono venduti in tantissimi posti: al supermercato, alla stazione, nei baracchini... Moltissimi giapponesi ad esempio li comprano alla stazione prima di andare al lavoro, dove poi li consumeranno, oppure li mangiano in treno. La prima sera optiamo per un bento di solo sushi ed un altro piccolino con omelette e onigiri (le classiche polpette di riso che si vedono nei cartoni!).
Prima di tornare al ryokan però, visto che ormai abbiamo perso il sonno, diamo uno sguardo alla mappa del quartiere (siamo nella zona di Asakusa) e decidiamo di andare a vedere, almeno da fuori, il tempio Sensouji, uno dei più famosi di Tokyo.

Dovrebbe essere vicino, e infatti, dopo aver preso qualche vietta a caso, entriamo da uno dei cancelli laterali. La vista ci lascia senza fiato!

Il tempio e la pagoda sono molto imponenti, e visto che è ormai sera tardi la zona è illuminata e deserta. Possiamo gironzolare in tranquillità, e notiamo una specie di giardinetto con delle statue... "vestite"! Alle statue infatti, viste le temperature, sono stati messi berretto di lana e scialle... ^^;

Incontriamo un gruppo di ragazzi un po' caciaroni che vanno a pregare, ed un signore che ci saluta con "Hello!". Sembra un po' alticcio e la moglie a momenti non gli molla un manrovescio! ^^;
Risaliamo la Nakamise dori, la strada di fronte al tempio. Di giorno è molto animata perché piena di bancarelle, mentre ora che sono chiuse l'atmosfera è un po' surreale.

Prendiamo una via laterale che dovrebbe ricondurci verso il nostro albergo, e anche qui vediamo tutte serrande abbassate. Scattiamo qualche foto, perché tutte le serrande sono decorate e sono molto graziose. Non ci siamo più passate di giorno, sicché ho il dubbio che dietro alle serrande non ci fossero negozi chiusi, ma locali aperti... Mi è capitato di constatare che, anche anonime palazzine dove sembra non ci sia nulla, nascondo ristoranti o club privati.

Tornando al ryokan scopriamo anche un piccolo jinja, un tempietto shitoista.

Il nostro quartiere, essendo uno dei più antichi di Tokyo, nasconde tantissimi templi buddhisti e shintoisti, ma ce ne renderemo conto soltanto nei giorni seguenti.
Giunte finalmente in albergo, pappiamo il nostro sushi e poi a nanna: siamo soltanto alla prima sera, e ci aspetta un programma piuttosto intenso!


postato da: kaguya alle ore 16:24 | link | commenti (5)
categorie: diario
giovedì, 12 gennaio 2006

La partenza ~出発~

Finalmente inizio il racconto di questo viaggio che mi ha portata per la prima volta fuori dai confini europei!
La partenza, come detto, era fissata alle 17.55 da Venezia. Il volo ci avrebbe portate verso Parigi: gli scali sono una noia, ma non credo che da Venezia ci siano voli diretti... E comunque il prezzo era buono! In genere arrivo all'aeroporto più di 2 ore prima, perché mi piace essere in pole quando aprono il check-in, ma mio padre si era lamentato tanto per aver dovuto aspettare la volta precedente che ho pensato di prendermela più comoda. Risultato: tra valigia nuova che non si chiudeva, occhiali del papà che non si trovavano e lavori in corso per strada, sono arrivata che mancava poco alla chiusura del check-in!! ^^;
Ci vengono assegnati quindi due posti separati, ed una volta sull'aereo chiedo ad una signora francese di scambiare posto. Mentre la signora parla con me, un malaccorto passeggero le fa piombare in testa una bottiglietta piena d'acqua; lei si ammacca un po' perché indossa gli occhiali, e per tutta la durata del volo si terrà del ghiaccio sullo zigomo, facendo correre avanti e indietro le hostess e soprattutto facendo scattare le procedure dell'assicurazione... Cominciamo bene! Comunque mi cede il suo posto.
Arrivate a Parigi ci rifocilliamo con un po' d'acqua e un tramezzino pagati a peso d'oro (come tutti gli articoli in vendita in aeroporto... scopriremo invece che a Narita i prezzi sono gli stessi che si trovano fuori!!!), e ci rassegnamo ad aspettare quasi 3 ore per il volo per il Giappone. All'orario prestabilito saliamo sull'aereo, e abbiamo la sfortuna di avere i posti più vicini al finestrino: siamo bloccate!
A Parigi sta nevicando, e, non ho ben capito per quale problema alle ali, il volo parte con più di un'ora di ritardo. Penso ad Ettore che verrà ad aspettarci a Narita alle 19.00 del giorno dopo (ovviamente invece arriveremo alle 20.00, ma non ho mezzi per avvisarlo), penso che non mi sento molto tranquilla se l'aereo su cui dovrò passare le prossime 12-ore-12 ha problemi al decollo...
Alla fine partiamo, sono strastanca perché è ormai notte fonda, ma non riesco a dormire granché: vuoi per la posizione scomoda, vuoi perché voglio vedere quanti euro posso vincere giocando a "Qui veut gagner un million".

Verso le 4 sorge il sole, e vado a vedere la Siberia dall'alto. Per me è uno spettacolo assolutamente nuovo ed emozionante: fa una certa impressione pensare di essere vicino al Polo Nord, e che i fiumi ghiacciati che vedo scorrere là sotto stanno ad almeno 11.000 metri da me...
Visto che ho fatto alzare la mia vicina di sedile, decido di rimanere in piedi e mangiucchiare qualcosa. Una cosa simpatica dei voli così lunghi è che, oltre a pranzo e cena, offrono anche un angolino self-service dove poter bere e mangiare a piacimento.
Verso le 8 il sole inizia a tramontare, e una signora giapponese commenta con me quella che crede sia l'alba (anche io a dire il vero...). Si avvicina anche una ragazza giapponese e tutte e due mi sorridono e parlano, ed io non capisco proprio tutto ma soprattutto non riesco a spiccicare parola... Anni di studio (2 :P) buttati alle ortiche!
Alle 11.30, finalmente il Giappone. Sono le 19.30 locali, fuori fa buio pesto, ma a terra è tutto uno sfavillio di luci. Non ho mai visto una cosa del genere... Ho sorvolato mezza Europa, ma nessun luogo è "luminoso" come il Giappone!!!

Atterriamo alle 20, sbrighiamo le formalità dei visti e del ritiro bagagli, e veniamo travolte da una marea di kanji. Quando ritiro la valigia un giovane addetto mi chiede quanti giorni mi fermerò in Giappone, ma non riesco neppure a ricordarlo per lo shock! Poi, nell'atrio, finalmente una luce nell'oscurità: Ettore!!!
Ettore è uno studente italiano che ho conosciuto all'Università e che ha vinto una borsa di studio in Giappone, e si è offerto di venirci ad accogliere. E meno male: mi aspettavo una biglietteria automatica, come a Stoccolma, e invece alla biglietteria del treno ci sono delle signorine in tailleur colorato e cappellino coordinato. Figuriamoci se sarei stata in grado di chiedere il biglietto!!! ^^; Ettore poi ci spiega anche come fare il biglietto della metropolitana e dei treni, che in realtà è tutt'altro che semplice, anche se ovvieremo in parte al problema acquistando una tessera prepagata.
Partiamo alla volta di Tokyo con lo Skyliner, un treno diretto dall'aeroporto al centro di Tokyo, e per 50-60 km sotto ai nostri occhi si snodano soltanto palazzoni. Questo sarà un leit-motiv di tutti i nostri spostamenti, ma soprattutto la sorpresa più grande: non immaginavo certo che da Tokyo a Hiroshima (circa 900 km) avremmo visto soltanto palazzoni!!!


postato da: kaguya alle ore 23:50 | link | commenti (9)
categorie: diario