Il 29 dicembre decidiamo di rilassarci un po', visto che siamo abbastanza provate dalle esperienze dei giorni precedenti. Partiamo anche stavolta con l'idea di provare a fare colazione da Denny's, ma "ovviamente" dirottiamo sul centro commerciale nell'edificio adiacente, Rox.

Nel piano sotterraneo c'è un supermercato, Seiyu, ed iniziamo ad aggirarci tra gli scaffali affascinate dal banco del pesce (fresco, surgelato, sotto forma di sushi...), dalla lettiera per gatti ed altre amenità.

L'idea è quella di prenderci qualcosa da mangiare ma, stordite dalla moltitudine di prodotti, ci dimentichiamo pure della colazione. Saliamo ai piani superiori; al piano terra, che in giapponese è il primo piano, ci sono negozi di abbigliamento per bambini. Nei centri commerciali italiani di solito ogni negozio è uno spazio chiuso a se stante, con una propria vetrina; nei centri commerciali giapponesi invece i negozi hanno solo delle pareti divisorie, ma sono tutti aperti! Questa cosa mi ha stupito molto soprattutto il 31 dicembre, ma ne riparlerò al momento giusto.
Saliamo al secondo piano, e troviamo negozi di abbigliamento da uomo e donna, così come al terzo piano. C'è anche Felicia, che scopriremo essere la manicure più economica di tutta Tokyo! Le giapponesi hanno una vera mania per le unghie, che sono sempre lunghissime, curatissime e coloratissime, e abbiamo visto una ragazza che si faceva fare le unghie pure in aeroporto (a prezzo esorbitante, oltretutto)!!!
Al quarto piano, finalmente, un negozio di libri molto fornito, dove acquisto l'ultimo (ma proprio ultimo, eh!!) numero di きみはペット (Sei il mio cucciolo!), e metto gli occhi su altri libri, ma al momento non li compro ancora.

C'è anche un piccolo negozio di dischi, e dalla parte opposta... un negozio di giocattoli!! Un pupazzone di Totoro troneggia in mezzo a tante altre belle cosine targate Studio Ghibli, che manco a dirlo costicchiano (ma sempre meno dei prezzi a cui questa merce si trova in Italia... che sono vergognosi!). Ci sono anche altri giocattoli, ed io mi innamoro di alcuni cuscinetti cubici con occhi, orecchie e zampe; kawaiosissimi, ma alla fine non li comprerò (sigh!).


Verso mezzogiorno siamo al quinto piano, dove ci sono delle sale giochi e dei ristoranti: stiamo schiattando dalla fame, così cerchiamo di lasciarci ispirare dai modelli di cibo esposti in vetrina per la scelta del posto in cui mangiare. Purtroppo i prezzi ci ispirano molto meno, così decidiamo di provare da un'altra parte. Cosa vuol dire che vogliamo lasciarci ispirare dai modelli di cibo? In Giappone moltissimi ristoranti hanno una vetrina in cui espongono dei modellini in cera dei piatti che cucinano. Questi modellini vengono prodotti proprio ad Asakura e sono delle riproduzioni talmente realistiche che a volte è proprio difficile distinguerli dal cibo vero!
Alla fine lasciamo il centro commerciale, uscendo dalla parte opposta a quella da cui siamo entrate. Ci imbattiamo in un Mac Donald's, ma sia mai che andiamo a mangiare da Mac Donald's con tutto il ben di dio che c'è in Giappone! La strada diventa una specie di galleria coperta con un sacco di ristoranti su ogni lato, ma non riusciamo a decidere dove andare. Forse non è una zona molto turistica, perché non tutti hanno i modellini in vetrina, e soprattutto i prezzi sono spesso in kanji. Vorrei provare qualcosa di tipico, ma Arianna non è del mio stesso avviso. Anche perché, in effetti, non sapremmo cosa ordinare! Mi piacerebbe mangiare soba, ma viste le esperienze non troppo positive in Italia, lascio perdere: rischio di lavarmi col brodo da capo a piedi, senza contare che non sopporterei di tirare su come un aspirapolvere!
Finalmente, un miraggio: all'angolo della via campeggia una foto gigante di tenpura. La tenpura è una frittura, in genere di pesce e verdure. Entriamo in questo locale che si chiama Tenya. Non è molto grande ed è gremito di gente, per lo più persone di mezza età che sono andate a fare shopping o che sono in pausa pranzo. In quei giorni, constatando quanto strapieni fossero i ristoranti, e vedendo anche la tipologia di clientela, ci è venuto il dubbio che i giapponesi (o per lo meno gli edochiani) avessero un po' il culto del mangiar fuori casa... E non siamo ancora riuscite a scoprire se sia realmente così o no. Però i ristoranti erano sempre strapieni, anche di quelle che sembravano essere casalinghe.
Veniamo fatte accomodare al piano superiore e la cameriera, dopo averci visto parecchio in difficoltà col menù, ci porta un listino in inglese. Arianna opta per una yasai tendon, ovvero una ciotola di riso con sopra della tenpura di verdura, accompagnata da una ciotola di misoshiru, ovvero la zuppa di miso (costo 500 yen, circa 3,50€). Io invece ordino un ebiten teishoku: un set completo con tenpura di gamberi, calamaro e verdure; una ciotola di riso ed una piccola porzione di insalata di patate, più un'altra ciotolina (micro) con delle verdure, ed ovviamente il misoshiru (costo 880 yen, circa 6,30€).

Ci viene servito anche del tè verde, che non si paga. Non si paga neppure il coperto, e ne siamo ovviamente felicissime! Iniziamo a mangiare mentre le coppie sedute di fianco a noi ci fissano, e così ci sentiamo tremendamente imbarazzate mentre cerchiamo di mangiare con le bacchette in maniera dignitosa!
ESCLUSIVO!!!
La foto dei cuscini cubettosi!!!

Foto gentilmente inviatami dalla premiata ditta Giada&Max!
