Lo Skyliner ci lascia alla stazione di Ueno, e da qui prendiamo la metropolitana fino a Tawaramachi, sulla Ginza line. Il nostro albergo dovrebbe essere nei paraggi, ma, anche di fronte ad una mappa ubicata fuori dalla fermata della metro, non è facilissimo capire dove sia. Si sa poi che in Giappone gli indirizzi funzionano per quartieri, invece che per vie... @_@ Si ferma subito un signore molto elegante che ci chiede, in inglese, se abbiamo bisogno di aiuto. Ci indirizza verso il quartiere giusto, e finalmente troviamo il nostro ryokan.

L'edificio non è modernissimo, e del resto neanche tutta la zona non è una chiccheria (anche se a me piaceva molto... era una zona piuttosto tranquilla; Yuki ha detto che di sera non era molto sicura, ma a noi non è successo assolutamente nulla, né abbiamo visto facce strane in giro...), siamo in una stradina un po' defilata. Ettore chiama l'ooya-san, il gestore, e questi sbriga le formalità di registrazione. Ci chiede se studiamo giapponese e ci prende in giro perché non capiamo quello che dice... Sfido io, sputacchia come un annaffiatoio!!! Ci mostra la nostra stanza, al 3° piano (che in Italia in realtà sarebbe il 2°, ma in Giappone il piano terra viene considerato il 1° piano); è un po' vecchia ma molto spaziosa, con tavolino, armadio, frigo e tv da una parte, su pavimento in legno, e due futon pronti all'uso dall'altra, su tatami. Ovviamente prima di entrare ci si deve togliere le scarpe, ed il "simpatico" ooya-san non perde l'occasione per prendermi in giro per le mie scarpe da straniera, ovvero dei Doc Martens pieni di lacci... In effetti nei giorni seguenti, dovendo toglierle in continuazione (per entrare nei templi o anche al pub!), rimpiangerò un po' la mia scelta... ma fortunatamente sono comodissime, e di km da fare ce ne aspettano parecchi!


Dopo aver sistemato le valigie accompagnamo Ettore a prendere la metro: ridendo e scherzando sono quasi le 23, e lui non vuole correre il rischio che chiudano le stazioni, visto che deve fare un bel po' di strada per tornare al dormitorio. Noi abbiamo mangiato in aereo, ma siamo in piedi da parecchie ore e la stanchezza e la fame si fanno sentire, così entriamo in un combini per prendere un bento. I combini sono dei fantastici supermercati che vendono di tutto un po', dai piatti pronti ai giornali, e sono aperti 24 ore su 24. Si chiamano Ampm, Seven Eleven (questo c'era anche a Stoccolma!), etc. I bento invece sono quei cestini per il pranzo che si vedono sempre nei cartoni animati: contengono riso, verdure, pesce, carne... a seconda dei gusti. In Giappone vengono venduti in tantissimi posti: al supermercato, alla stazione, nei baracchini... Moltissimi giapponesi ad esempio li comprano alla stazione prima di andare al lavoro, dove poi li consumeranno, oppure li mangiano in treno. La prima sera optiamo per un bento di solo sushi ed un altro piccolino con omelette e onigiri (le classiche polpette di riso che si vedono nei cartoni!).
Prima di tornare al ryokan però, visto che ormai abbiamo perso il sonno, diamo uno sguardo alla mappa del quartiere (siamo nella zona di Asakusa) e decidiamo di andare a vedere, almeno da fuori, il tempio Sensouji, uno dei più famosi di Tokyo.


Dovrebbe essere vicino, e infatti, dopo aver preso qualche vietta a caso, entriamo da uno dei cancelli laterali. La vista ci lascia senza fiato!



Il tempio e la pagoda sono molto imponenti, e visto che è ormai sera tardi la zona è illuminata e deserta. Possiamo gironzolare in tranquillità, e notiamo una specie di giardinetto con delle statue... "vestite"! Alle statue infatti, viste le temperature, sono stati messi berretto di lana e scialle... ^^;


Incontriamo un gruppo di ragazzi un po' caciaroni che vanno a pregare, ed un signore che ci saluta con "Hello!". Sembra un po' alticcio e la moglie a momenti non gli molla un manrovescio! ^^;
Risaliamo la Nakamise dori, la strada di fronte al tempio. Di giorno è molto animata perché piena di bancarelle, mentre ora che sono chiuse l'atmosfera è un po' surreale.

Prendiamo una via laterale che dovrebbe ricondurci verso il nostro albergo, e anche qui vediamo tutte serrande abbassate. Scattiamo qualche foto, perché tutte le serrande sono decorate e sono molto graziose. Non ci siamo più passate di giorno, sicché ho il dubbio che dietro alle serrande non ci fossero negozi chiusi, ma locali aperti... Mi è capitato di constatare che, anche anonime palazzine dove sembra non ci sia nulla, nascondo ristoranti o club privati.




Tornando al ryokan scopriamo anche un piccolo jinja, un tempietto shitoista.

Il nostro quartiere, essendo uno dei più antichi di Tokyo, nasconde tantissimi templi buddhisti e shintoisti, ma ce ne renderemo conto soltanto nei giorni seguenti.
Giunte finalmente in albergo, pappiamo il nostro sushi e poi a nanna: siamo soltanto alla prima sera, e ci aspetta un programma piuttosto intenso!

