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venerdì, 20 gennaio 2006

La prima gita fuori porta: Kamakura (鎌倉)

Mi scuso per l'assenza di questi giorni, ma sono davvero straimpegnata col lavoro, e purtroppo c'è pure l'esame di coreano alle porte: aiutooooo! Ma non volevo interrompere questo diario di viaggio, anche perché sono ferma alla prima sera, di cose da raccontare ce ne sono parecchie!!!
Visto che la nostra vacanza non sarebbe stata di lunga durata, durante la permanenza a Tokyo avevamo programmato soltanto una gita fuori città, a Kamakura. Kamakura è una cittadina (mmmh... diciamo un paesotto) (leggo ora sulla Lonely Planet che questo paesotto ha la bellezza di 181.000 abitanti... E` grande quasi quanto Padova... ^^;) a circa 50 km da Tokyo, affacciata sull'oceano e nota a tutti gli studenti di giapponese grazie alla presenza del Daibutsu, ovvero il Buddha gigante. E` stata anche capitale del Giappone durante il Periodo... Kamakura (1185-1333), appunto! ^^ Spostarci da Tokyo il primo giorno non era esattamente l'ideale, visto che eravamo ancora un po' stravolte dal fuso orario (ma devo dire che non abbiamo patito più di tanto il jet-lag... all'andata!), e soprattutto perché sarebbe stato problematico usare i mezzi di trasporto, ma non avevamo altra scelta, perché nei giorni successivi avremmo dovuto incontrare alcuni amici italiani e giapponesi.
Il 28 dicembre, dopo aver consultato una stampata dell'orario dei treni per Kamakura portato da casa (calcolato su Hyperdia), andiamo incontro alla nostra prima giornata giapponese. Dobbiamo innanzitutto trovare un posto dove fare colazione, e quindi proviamo a dirigerci verso un locale dalla mega insegna "Denny's". Sotto a "Denny's" però c'è un Seven Eleven, e ovviamente decidiamo di entrare ad esplorare le mercanzie. Compriamo dell'acqua e 2 onigiri (i più buoni che abbia mangiato, con l'umeboshi *_*), e anche un dolcetto (un rotolo di pan di spagna e panna... abbiamo trovato dolcetti di questo tipo in tutti i negozi, al gusto di panna e fragole oppure al tè verde!). Non siamo più tanto convinte di andare da Freddy, visto che ormai si sta facendo tardi ed abbiamo davanti più di un'ora di treno, così ci dirigiamo verso la stazione della metro. Scendiamo alla stazione di Shinbashi, e qui viene il bello: dove saranno i binari del treno? Iniziamo a seguire le frecce, poi perdiamo la strada e giriamo in tondo per un po'. Alla fine raggiungiamo i famigerati tabelloni con i tragitti ed il prezzo delle varie tratte, e mi metto alla ricerca disperata del kanji di Kamakura (imparato al ryokan, prima di partire! XD). Ricordo che Ettore mi aveva detto che Kamakura si trova sulla linea Yokosuka, ma non la trovo. Proviamo a fare un altro giretto, questa stazione mi sembra molto incasinata ma poi ritorniamo alle biglietterie automatiche e finalmente individuo Kamakura e facciamo i biglietti.
Il treno per Kamakura non è particolarmente tecnologico, anzi, il viaggio ha un non so che di malinconico perché ci sono pochi altri passeggeri oltre a noi. Ovviamente fuori dai finestrini si vedono soltanto palazzi, ma, ad un certo punto, un tuffo al cuore: è lui, il Fujisan!! Non avrei mai pensato che saremmo riuscite a vedere il monte Fuji da Tokyo, anche perché tutte le guide dicono che generalmente è nascosto tra le nuvole. Ci sentiamo elettrizzate per questa visione, siamo appena arrivate in Giappone e già ci sembra di essere dentro un libro...
Dopo circa 50 minuti arriviamo a Kita Kamakura; "kita" significa "nord", ed in effetti si tratta della stazione a nord del paese. La guida consiglia di iniziare il giro turistico da lì, e così facciamo noi: scendiamo in questa che più che una stazione è una capanna di legno! Insieme a noi scendono altri turisti, per lo più cinesi e coreani. Siamo in pochi comunque, non più di 15 persone. Uscendo dalla stazione noto un passaggio a livello (neanche questo troppo tecnologico) ed una strada, e poi alberi e la collina alla nostra sinistra: decido che questo paese mi piace, c'è molto verde ed è molto tranquillo, e lo sento decisamente più familiare.
Appena fuori dalla stazione incontriamo il primo tempio, l'Engakuji. E` un tempio buddhista che risale al 1282, ma è stato più volte distrutto e ricostruito negli anni. Nel 1923 è stato irrimediabilmente danneggiato dal terremoto, sicché adesso resta ben poco di antico, come ad esempio una grande campana del 1301, oggi tesoro nazionale (e guarda caso si trova sopra ad una scalinata che sembra infiniiiita!!). E` il primo tempio che visitiamo, così, visto che è piuttosto grande, ci passiamo dentro circa un'oretta e guardiamo per bene tutti gli edifici che costituiscono il complesso.

Purtroppo però non sono tutti accessibili, e anche in quelli accessibili ci si deve accontentare di guardare l'interno da fuori.


Un tombino!

Usciamo dall'Enkakuji e ci dirigiamo verso il secondo tempio, il Toukeiji. E` ora di pranzo e la fame inizia a farsi sentire, così ci pappiamo l'onigiri ed il dolcetto prima di entrare al tempio, quasi per strada. Non si vede una panchina nel raggio di chilometri, mannaggia!!! Cerchiamo però di non farci notare (figurati se spiccano due gaijin che mangiano per strada a Kamakura... ^^;), perché so che in Giappone è cattiva educazione mangiare per strada. Arianna nota che anche Kamakura, come quel poco che avevamo visto di Tokyo, è piena di distributori automatici. Ce ne sarà uno ogni 50 metri!!! Una cosa incredibile!!!
Entriamo finalmente al tempio, che è quasi deserto. Questo tempio una volta era un convento di monache; nel 1600, quando il divorzio era un privilegio degli uomini (divorzio nel 1600!? sempre avanti 'sti giapponesi!!!), le donne maltrattate si rifugiavano qui, e dopo avervi trascorso un periodo (1 anno secondo la guida del National Geographic, 3 per la Lonely Planet) come monache venivano dichiarate divorziate. Quando si entra nel tempio si incontra un bel giardino, anche se, vista la stagione, è piuttosto spoglio; gli edifici sono chiusi, e allora decidiamo di proseguire oltre il giardino.

Il tempio è posto ai piedi di una piccola collina, ed oltre il giardino c'è un boschetto con un cimitero. I cimiteri giapponesi non sono luoghi macabri, ma piuttosto luoghi molto malinconici. Questo boschetto poi, che porta ancora i colori autunnali, ha un fascino particolare.

Facciamo sosta in una piccola area dove ci sono dei tronchi tagliati appositamente per sedersi, e dei cestini delle immondizie: possiamo finalmente liberarci delle cartacce del pranzo!!! In Giappone infatti, incredibile ma vero, è praticamente impossibile trovare un cestino per i rifiuti!
Dopo la sosta ci rimettiamo in cammino. L'idea iniziale era quella di vedere TUTTI i templi, ma visto che a Kamakura sono una quantità allucinante, e visto che si stava facendo tardi, iniziamo a tagliare. Un sentiero indica che inerpicandosi sulla collina si potrebbe raggiungere il Daibutsu dopo soli 2 km di cammino, ma in questo modo ci perderemmo altre cose, quindi decidiamo di proseguire per la nostra strada. Incontriamo un signore piuttosto anziano che ci chiede, in inglese, di dove siamo. Io l'inglese non l'ho mai studiato, e soprattutto sono stupita per l'incontro, sicché il signore deve aver pensato che fossi un po' mentecatta, visto che non riuscivo a rispondere né in inglese né in giapponese! In ogni caso, quando scopre che siamo italiane ci racconta di essere andato più volte in Italia, e ci parla delle città che ha visto; poi ci chiede cosa abbiamo intenzione di vedere noi in Giappone. Quando gli dico che vogliamo andare ad Hiroshima, dai suoi occhi scende una lacrima: "Sono morte tante persone ad Hiroshima, e questo mi rende molto triste". La sua commozione tocca molto anche me ed Arianna; il signore poi ci saluta e riprendiamo il cammino.
Entriamo in un tunnel in mezzo alla boscaglia, e poco più avanti incontriamo il Kenchouji. Si tratta del più importante tempio zen di Kamakura, tutt'oggi sede della setta Rinzai. E` stato fondato nel 1253, ma gli edifici attuali risalgono al XVII secolo. Anche qui però c'è una campana diventata tesoro nazionale, risalente al 1255. Gironzoliamo un po', nel tempio ci sono molti edifici, ed uno nasconde anche un giardino con laghetto.


Per entrare al tempio ci si deve togliere le scarpe, ma ovviamente non si può andare al bagno a piedi scalzi...

Purtroppo però dobbiamo fare presto perché inizia davvero a farsi tardi, tanto che decidiamo di non visitare nemmeno l'Hachimangu, un santuario che non dovrebbe essere troppo lontano.
Riprendiamo il cammino, ed ecco infatti un torii rosso. Cosa fare? La vista di una cosa diversa dai templi visti finora ci attira molto, anche se non si può dire altrettanto della gradinata che si arrampica sul lato della collina...

Una fortunata intuizione però ci spinge a raccogliere le energie e continuare, ed ecco davanti a noi il santuario in tutta la sua bellezza! Gli edifici sono color rosso accesso, immersi nel verde degli alberi. Questo santuario è dedicato ad Hachiman, il dio della guerra e protettore del potente clan Minamoto. La collina su cui sorge si chiama Tsurugaoka, la collina delle gru, ed è stato fondato nel 1191; gli edifici attuali però risalgono al 1828.

Davanti all'edificio principale una gradinata porta alla piazza dove ci sono altri edifici e bancarelle, quel giorno chiuse (dev'essere bello venirci durante una festa!).


Ogni tempio o sacrario vende i propri talismani (o-mamori)

Notiamo anche una cosa molto buffa: un distributore automatico di oracoli (gli omikuji)!!!
Lasciatoci alle spalle l'Hachimangu, risaliamo la Wakamiya-oji, una strada costellata di negozi, dove uno degli articoli di punta sembra essere una crocchetta dal costo di 100 yen. Visto il prezzo modico ed il nostro misero pranzo decidiamo di provarla. All'interno è viola!


Questa foto non è mia; a noi sono state servite avvolte nella carta, in versione da passeggio!

E` al gusto di patata dolce, che scopriremo (grazie a Giada... Giada è una piccola enciclopedia sul Giappone!!) essere una delle specialità di Kamakura. Notiamo anche un gelato color lilla molto invitante (almeno, per che amo le porcherie! :D), ma non lo assaggiamo (sigh!).
Arriviamo finalmente alla stazione di Kamakura, e da qui dovremmo prendere un treno locale che ci porti fino alla stazione di Hase. Un'impresa!!! In ogni caso, riusciamo ad armarci di biglietto ed entrare dentro la stazione. Solo che i binari dei treni per Hase sono oltre il cancelletto d'uscita... Strano! Che si fa? Proviamo ad inserire i biglietti, ma ovviamente rimaniamo bloccate. Andiamo dalla "controllora", che ci dice che abbiamo sbagliato biglietto. E` un bel problema spiegarle che non sappiamo che cavolo fare, e soprattutto come fare per raggiungere quei binari senza passare per la stazione (in effetti c'è un accesso sul lato opposto a quello da cui siamo entrate noi, ma non ho capito come arrivarci), e lei ci sostituisce il biglietto.
Arriviamo finalmente ad Hase, e ci incamminiamo di buona lena verso il Daibutsu.


Prima di entrare al tempio bisogna purificarsi

E` molto imponente, e ovviamente fa un certo effetto vederlo dal vivo, dopo averlo visto in un sacco di libri. Ma non mi fa poi tutta questa impressione...


I sandaletti di Buddha ^^; Saranno alti tipo 3 metri

Gironzoliamo un po', il sole è ormai sparito dietro le colline, e quindi ci dirigiamo verso l'Hasedera, l'ultimo tempio in programma per la giornata.


Un negozio di souvenir lungo la strada

Purtroppo però sbagliamo strada, e finiamo al Kousokuji, un altro piccolo tempio. Non che fosse brutto, però si fa sempre più buio!

L'Hasedera è proprio di fianco, peccato che in mezzo ci stia una sporgenza della montagna, così torniamo indietro e prendiamo la strada giusta.
Sono già le 17.25, ed il tempio chiude alle 17.30, che disdetta! Le signorine che stanno raccogliendo le transenne della biglietteria però ci invitano ad entrare ugualmente, e per fortuna! Ci accoglie un elegante giardino con laghetto, ma per vedere il tempio dobbiamo inerpicarci sulla collina.

A metà ci sono delle statue di Jizou, patrono dei viaggiatori e degli spiriti dei bambini mai nati, che le mamme vestono coi bavaglini per proteggerle dal freddo: sono tantissime, e ci fanno una grande impressione.

Saliamo ancora, e ci troviamo di fronte agli edifici del complesso del tempio. Una sala ospita una statua dorata di Buddha Amida, e già restiamo affascinate dalla bellezza di questa statua.

La sala principale invece ospita una gigantesca statua dorata di Kannon (9 metri... la più grande statua lignea del Giappone). Non ho potuto fotografarla, ma potrete comunque vederla qui. Stanno chiudendo il tempio, quindi non ci arrischiamo ad entrare, e così per vederla dobbiamo addirittura abbassarci: è davvero imponente!

Ovviamente, nel cortile del tempio non manca il punto ristoro con panchine e distributori automatici! Ci fermiamo per un po' ad ammirare la vista dell'oceano, poi ci rimettiamo in marcia verso la stazione di Hase.

Arrivate a Kamakura dobbiamo prendere le linee della JR, e ovviamente anche questa volta sbagliamo: il nostro biglietto infatti non ci permette di entrare nella stazione, ma dobbiamo uscire, fare il biglietto della JR e poi rientrare. Uff! Alla fine però riusciamo ad arrivare a Shinbashi sane e salve, e da qui raggiungere piuttosto speditamente la metro. Giunte al ryokan, giusto il tempo di rinfrescarci un attimo, e poi si riparte: dobbiamo incontrare Yuki!

Treno da Shinbashi a Kamakura: 780 yen a tratta
Tempio Engakuji: 200 yen
Tempio Toukeiji: 100 yen
Tempio Kenchouji: 300 yen
Treno fino ad Hase: non ricordo ^^;
Daibutsu: 200 yen, altri 20 yen per entrarci dentro
Tempio Hasedera: 300 yen


postato da: kaguya alle ore 22:11 | link | commenti (25)
categorie: diario
lunedì, 16 gennaio 2006

Prendere un treno locale a Tokyo

Prendere un treno in Giappone è un'operazione che di primo acchito mi è sembrata estremamente difficile! ^^; Se si viaggia col Japan Rail Pass non ci sono problemi di sorta, basta esibirlo al controllore che sta in un ufficio vicino ai cancelletti d'ingresso. Ma i primi giorni io ed Arianna non avevamo il Japan Rail Pass, quindi abbiamo fatto un paio di viaggi col biglietto.
In ogni stazione ci sono delle biglietterie automatiche, del tutto simili tra loro, sia che si tratti della metro che del treno:

Nel tabellone sopra alle biglietterie sono riportate le varie linee e i nomi delle stazioni (in kanji!!! onestamente non ricordo se ci fossero anche in caratteri romani, ma credo proprio di no!), ed accanto al nome della stazione di destinazione la tariffa corrispondente.

Si inseriscono i soldi nella macchinetta, e poi si seleziona il tastino corrispondente. Verrà emesso un biglietto come questo:

Per accedere ai binari è indispensabile avere il biglietto, perché, sia in metropolitana che alla stazione dei treni, va inserito in queste macchinette:

Quello indicato dalla freccia è il cartello che indica uno dei binari. Una cosa bella del Giappone è che in genere, nelle stazioni, ad una linea sono riservati sempre gli stessi binari. Ovvero, per fare un esempio: alla stazione di Ueno dai binari 3 e 4 parte sempre la linea Yamanote (quella che fa il giro di Tokyo), un treno va verso sud ed uno verso nord. Così, una volta acquisita un po' di dimestichezza, è difficile sbagliare binario... I cartelli in genere sono sempre ben visibili, anche se bisogna ammettere che ogni tanto le indicazioni spariscono. Infatti noi ci siamo perse sia nella stazione di Shinbashi, il primo giorno, che in quella di Kyoto (che sembra più piccola della stazione di Asseggiano e invece è un labirinto!! Devo ancora capire quanto grande sia, nonostante l'abbiamo percorsa in lungo ed in largo!!!). In ogni caso, come per la metropolitana di Londra (oddio, alla metro di Tokyo non ho fatto caso!!!), ogni linea ferroviaria è contrassegnata da un colore: ad esempio, sempre la solita Yamanote è verde pisello (infatti il cartello qui sopra si riferisce proprio alla Yamanote), e pure i treni hanno delle fasce dello stesso colore: impossibile sbagliare!!!

Per uscire dalla stazione bisogna poi reinserire il biglietto nelle macchinette all'uscita. Ci sono rimasta malissimo quando ho scoperto che non lo restituivano!!

Quando si sbaglia biglietto (come è capitato a noi a Kamakura... ma non avevamo proprio sbagliato, e domani racconterò meglio) basta andare dai controllori posti all'ingresso o all'uscita, e loro lo sostituiscono con quello giusto o regolano la tariffa. Se invece si acquista un biglietto dal valore inferiore a quello necessario (tecnica che comunque è sempre possibile adottare ogni qualvolta si è incerti sulla tariffa da pagare), prima di uscire bisogna andare in apposite macchinette dove sta scritto "Fare adjustment". Si inserisce il biglietto ed apparirà la cifra da pagare per il saldo, poi la macchinetta emette un nuovo biglietto per uscire. Onestamente non l'abbiamo mai usata, perché, per evitare di fare ogni volta il biglietto, abbiamo adottato una soluzione più pratica: l'acquisto di una tessera prepagata.

Questa è una tessera della metro, ma esistono tessere simili anche per il treno. Se non vado errata dovrebbe essere una tessera di cui mi parlava Ettore, la Suica:

Questa tessera viene utilizzata per il treno, ma non solo: ho visto un ragazzo usarla per acquistare una lattina da un distributore automatico abilitato!!!
Per ora è tutto. Prossimamente parlerò degli Shinkansen, ma prima torno al mio racconto!!!

Se volete approfondire l'argomento biglietti, seguite questo link: http://hisaai.at.infoseek.co.jp/Tokyo/ticket_eg.html

Aggiornamento: dopo aver letto una notizia sconvolgente nel blog di zioabu e Giada, ho deciso di aggiornare questo post. Una delle cose che più mi erano piaciute dei treni giapponesi è che, sedili riscaldati a parte (effettivamente dopo 20 minuti ti cucinano il fondoschiena -_-), sopra alle porte ci sono due display: uno con il nome della fermata, che appare in kanji, hiragana e romaji, e poi visualizza tutte le fermate e da quale lato si apriranno le porte; ed un altro dove appaiono pubblicità e previsioni meteo. Ebbene, la cosa sconvolgente è che i display ci sono solo sui treni della linea Yamanote! Buhhhh, che peccato...


postato da: kaguya alle ore 13:56 | link | commenti (5)
categorie: consigli pratici
sabato, 14 gennaio 2006

La prima sera

Lo Skyliner ci lascia alla stazione di Ueno, e da qui prendiamo la metropolitana fino a Tawaramachi, sulla Ginza line. Il nostro albergo dovrebbe essere nei paraggi, ma, anche di fronte ad una mappa ubicata fuori dalla fermata della metro, non è facilissimo capire dove sia. Si sa poi che in Giappone gli indirizzi funzionano per quartieri, invece che per vie... @_@ Si ferma subito un signore molto elegante che ci chiede, in inglese, se abbiamo bisogno di aiuto. Ci indirizza verso il quartiere giusto, e finalmente troviamo il nostro  ryokan.

L'edificio non è modernissimo, e del resto neanche tutta la zona non è una chiccheria (anche se a me piaceva molto... era una zona piuttosto tranquilla; Yuki ha detto che di sera non era molto sicura, ma a noi non è successo assolutamente nulla, né abbiamo visto facce strane in giro...), siamo in una stradina un po' defilata. Ettore chiama l'ooya-san, il gestore, e questi sbriga le formalità di registrazione. Ci chiede se studiamo giapponese e ci prende in giro perché non capiamo quello che dice... Sfido io, sputacchia come un annaffiatoio!!! Ci mostra la nostra stanza, al 3° piano (che in Italia in realtà sarebbe il 2°, ma in Giappone il piano terra viene considerato il 1° piano); è un po' vecchia ma molto spaziosa, con tavolino, armadio, frigo e tv da una parte, su pavimento in legno, e due futon pronti all'uso dall'altra, su tatami. Ovviamente prima di entrare ci si deve togliere le scarpe, ed il "simpatico" ooya-san non perde l'occasione per prendermi in giro per le mie scarpe da straniera, ovvero dei Doc Martens pieni di lacci... In effetti nei giorni seguenti, dovendo toglierle in continuazione (per entrare nei templi o anche al pub!), rimpiangerò un po' la mia scelta... ma fortunatamente sono comodissime, e di km da fare ce ne aspettano parecchi!

Dopo aver sistemato le valigie accompagnamo Ettore a prendere la metro: ridendo e scherzando sono quasi le 23, e lui non vuole correre il rischio che chiudano le stazioni, visto che deve fare un bel po' di strada per tornare al dormitorio. Noi abbiamo mangiato in aereo, ma siamo in piedi da parecchie ore e la stanchezza e la fame si fanno sentire, così entriamo in un combini per prendere un bento. I combini sono dei fantastici supermercati che vendono di tutto un po', dai piatti pronti ai giornali, e sono aperti 24 ore su 24. Si chiamano Ampm, Seven Eleven (questo c'era anche a Stoccolma!), etc. I bento invece sono quei cestini per il pranzo che si vedono sempre nei cartoni animati: contengono riso, verdure, pesce, carne... a seconda dei gusti. In Giappone vengono venduti in tantissimi posti: al supermercato, alla stazione, nei baracchini... Moltissimi giapponesi ad esempio li comprano alla stazione prima di andare al lavoro, dove poi li consumeranno, oppure li mangiano in treno. La prima sera optiamo per un bento di solo sushi ed un altro piccolino con omelette e onigiri (le classiche polpette di riso che si vedono nei cartoni!).
Prima di tornare al ryokan però, visto che ormai abbiamo perso il sonno, diamo uno sguardo alla mappa del quartiere (siamo nella zona di Asakusa) e decidiamo di andare a vedere, almeno da fuori, il tempio Sensouji, uno dei più famosi di Tokyo.

Dovrebbe essere vicino, e infatti, dopo aver preso qualche vietta a caso, entriamo da uno dei cancelli laterali. La vista ci lascia senza fiato!

Il tempio e la pagoda sono molto imponenti, e visto che è ormai sera tardi la zona è illuminata e deserta. Possiamo gironzolare in tranquillità, e notiamo una specie di giardinetto con delle statue... "vestite"! Alle statue infatti, viste le temperature, sono stati messi berretto di lana e scialle... ^^;

Incontriamo un gruppo di ragazzi un po' caciaroni che vanno a pregare, ed un signore che ci saluta con "Hello!". Sembra un po' alticcio e la moglie a momenti non gli molla un manrovescio! ^^;
Risaliamo la Nakamise dori, la strada di fronte al tempio. Di giorno è molto animata perché piena di bancarelle, mentre ora che sono chiuse l'atmosfera è un po' surreale.

Prendiamo una via laterale che dovrebbe ricondurci verso il nostro albergo, e anche qui vediamo tutte serrande abbassate. Scattiamo qualche foto, perché tutte le serrande sono decorate e sono molto graziose. Non ci siamo più passate di giorno, sicché ho il dubbio che dietro alle serrande non ci fossero negozi chiusi, ma locali aperti... Mi è capitato di constatare che, anche anonime palazzine dove sembra non ci sia nulla, nascondo ristoranti o club privati.

Tornando al ryokan scopriamo anche un piccolo jinja, un tempietto shitoista.

Il nostro quartiere, essendo uno dei più antichi di Tokyo, nasconde tantissimi templi buddhisti e shintoisti, ma ce ne renderemo conto soltanto nei giorni seguenti.
Giunte finalmente in albergo, pappiamo il nostro sushi e poi a nanna: siamo soltanto alla prima sera, e ci aspetta un programma piuttosto intenso!


postato da: kaguya alle ore 16:24 | link | commenti (5)
categorie: diario
giovedì, 12 gennaio 2006

La partenza ~出発~

Finalmente inizio il racconto di questo viaggio che mi ha portata per la prima volta fuori dai confini europei!
La partenza, come detto, era fissata alle 17.55 da Venezia. Il volo ci avrebbe portate verso Parigi: gli scali sono una noia, ma non credo che da Venezia ci siano voli diretti... E comunque il prezzo era buono! In genere arrivo all'aeroporto più di 2 ore prima, perché mi piace essere in pole quando aprono il check-in, ma mio padre si era lamentato tanto per aver dovuto aspettare la volta precedente che ho pensato di prendermela più comoda. Risultato: tra valigia nuova che non si chiudeva, occhiali del papà che non si trovavano e lavori in corso per strada, sono arrivata che mancava poco alla chiusura del check-in!! ^^;
Ci vengono assegnati quindi due posti separati, ed una volta sull'aereo chiedo ad una signora francese di scambiare posto. Mentre la signora parla con me, un malaccorto passeggero le fa piombare in testa una bottiglietta piena d'acqua; lei si ammacca un po' perché indossa gli occhiali, e per tutta la durata del volo si terrà del ghiaccio sullo zigomo, facendo correre avanti e indietro le hostess e soprattutto facendo scattare le procedure dell'assicurazione... Cominciamo bene! Comunque mi cede il suo posto.
Arrivate a Parigi ci rifocilliamo con un po' d'acqua e un tramezzino pagati a peso d'oro (come tutti gli articoli in vendita in aeroporto... scopriremo invece che a Narita i prezzi sono gli stessi che si trovano fuori!!!), e ci rassegnamo ad aspettare quasi 3 ore per il volo per il Giappone. All'orario prestabilito saliamo sull'aereo, e abbiamo la sfortuna di avere i posti più vicini al finestrino: siamo bloccate!
A Parigi sta nevicando, e, non ho ben capito per quale problema alle ali, il volo parte con più di un'ora di ritardo. Penso ad Ettore che verrà ad aspettarci a Narita alle 19.00 del giorno dopo (ovviamente invece arriveremo alle 20.00, ma non ho mezzi per avvisarlo), penso che non mi sento molto tranquilla se l'aereo su cui dovrò passare le prossime 12-ore-12 ha problemi al decollo...
Alla fine partiamo, sono strastanca perché è ormai notte fonda, ma non riesco a dormire granché: vuoi per la posizione scomoda, vuoi perché voglio vedere quanti euro posso vincere giocando a "Qui veut gagner un million".

Verso le 4 sorge il sole, e vado a vedere la Siberia dall'alto. Per me è uno spettacolo assolutamente nuovo ed emozionante: fa una certa impressione pensare di essere vicino al Polo Nord, e che i fiumi ghiacciati che vedo scorrere là sotto stanno ad almeno 11.000 metri da me...
Visto che ho fatto alzare la mia vicina di sedile, decido di rimanere in piedi e mangiucchiare qualcosa. Una cosa simpatica dei voli così lunghi è che, oltre a pranzo e cena, offrono anche un angolino self-service dove poter bere e mangiare a piacimento.
Verso le 8 il sole inizia a tramontare, e una signora giapponese commenta con me quella che crede sia l'alba (anche io a dire il vero...). Si avvicina anche una ragazza giapponese e tutte e due mi sorridono e parlano, ed io non capisco proprio tutto ma soprattutto non riesco a spiccicare parola... Anni di studio (2 :P) buttati alle ortiche!
Alle 11.30, finalmente il Giappone. Sono le 19.30 locali, fuori fa buio pesto, ma a terra è tutto uno sfavillio di luci. Non ho mai visto una cosa del genere... Ho sorvolato mezza Europa, ma nessun luogo è "luminoso" come il Giappone!!!

Atterriamo alle 20, sbrighiamo le formalità dei visti e del ritiro bagagli, e veniamo travolte da una marea di kanji. Quando ritiro la valigia un giovane addetto mi chiede quanti giorni mi fermerò in Giappone, ma non riesco neppure a ricordarlo per lo shock! Poi, nell'atrio, finalmente una luce nell'oscurità: Ettore!!!
Ettore è uno studente italiano che ho conosciuto all'Università e che ha vinto una borsa di studio in Giappone, e si è offerto di venirci ad accogliere. E meno male: mi aspettavo una biglietteria automatica, come a Stoccolma, e invece alla biglietteria del treno ci sono delle signorine in tailleur colorato e cappellino coordinato. Figuriamoci se sarei stata in grado di chiedere il biglietto!!! ^^; Ettore poi ci spiega anche come fare il biglietto della metropolitana e dei treni, che in realtà è tutt'altro che semplice, anche se ovvieremo in parte al problema acquistando una tessera prepagata.
Partiamo alla volta di Tokyo con lo Skyliner, un treno diretto dall'aeroporto al centro di Tokyo, e per 50-60 km sotto ai nostri occhi si snodano soltanto palazzoni. Questo sarà un leit-motiv di tutti i nostri spostamenti, ma soprattutto la sorpresa più grande: non immaginavo certo che da Tokyo a Hiroshima (circa 900 km) avremmo visto soltanto palazzoni!!!


postato da: kaguya alle ore 23:50 | link | commenti (9)
categorie: diario
mercoledì, 11 gennaio 2006

Consigli pratici

Eccomi qua! Mi scuso per aver fatto attendere tanto nostre notizie; ormai scrivo dall'Italia, ma purtroppo in Giappone non avevamo sempre una connessione internet a disposizione, e soprattutto la tastiera giapponese è veramente impestata!!! Inizio subito con le modalità di viaggio, con qualche consiglio pratico per chi, come noi, volesse avventurarsi in Giappone senza il supporto di un'agenzia di viaggi. A dire il vero eravamo già state in diverse agenzie in primavera, in previsione di un viaggio che avremmo voluto fare ad agosto (a cui poi abbiamo rinunciato a causa dell'afa terribile che c'è in quel periodo in Giappone), ma ogni volta sembravano non prenderci troppo sul serio. Risposte tardive oppure date con noncuranza, quindi ad un certo punto mi sono stufata ed ho deciso di fare da sola. Anche se, nonostante la discreta esperienza nell'organizzazione di viaggi (Stoccolma, Londra, più altri viaggi di lavoro in Italia ed Europa), mi preoccupava parecchio l'idea di organizzare un viaggio itinerante, oltretutto così lontano!

IL VOLO AEREO
Per acquistare il volo via internet ci sono varie soluzioni: o affidarsi a siti come Expedia, Last Minute o CTS, oppure provare coi siti delle compagnie aeree. Io ho trovato la tariffa più conveniente con Air France, 770 euro tasse incluse dal 26/12/2005 al 08/01/2006. Una tariffa molto buona, visto il periodo! Io ho prenotato circa un mese prima, ma converrebbe prenotare con un po' più di anticipo: infatti in quei giorni il volo era salito a 1000 euro, ma poi qualcuno deve aver disdetto e sono riuscita a prenotare a 770!

LA SISTEMAZIONE
Mappa del Giappone alla mano (che potrete richiedere gratuitamente qui, insieme ad un bel po' di brochures: Japan National Travel Office), ho fatto un calcolo dei giorni a disposizione e dei pernottamenti da fare. Risultato: 7 notti a Tokyo, 4 a Kyoto e l'ultima a Tokyo, visto che il volo di ritorno sarebbe partito da Narita alle 12.50 di domenica 8 gennaio.
Per prenotare una sistemazione ci si può affidare ai siti che ho nominato prima, aggiungendo anche Octopus Travel, Venere e HRS. Questi siti però in genere permettono di prenotare hotel all'occidentale, o in hotel alla giapponese (i ryokan) costosissimi. Io ovviamente volevo prenotare in un hotel alla giapponese, ma senza svenarmi. La soluzione in questo caso è cercare su Google i vari hotel e mandare una mail, sperando che capiscano l'inglese (in Giappone non è poi così diffuso...), oppure rivolgersi a siti di prenotazione, anche se non ce ne sono molti. Io ho provato il Welcome Inn Reservation Center, e mi sono trovata più che bene. Anche se ovviamente le reali condizioni in cui si trova l'hotel sono un'incognita (ma penso che alla fin fine sia sempre così...)... Ma dei 3 ryokan parlerò più avanti. Cmq, anche in questo caso: un'occhiata alle mappe di Tokyo e Kyoto offerte dall'ufficio del turismo per scegliere la posizione del ryokan, ed una al portafogli, e ho fatto le mie richieste compilando il form che si trova nel sito. E` il WIRC a contattare i ryokan e a fare da intermediario (senza costi aggiuntivi).

I TRASPORTI
In Giappone i trasporti sono efficientissimi, ma anche abbastanza costosi. Per muoversi in città non si possono smuovere tanti santi per risparmiare: al limite si possono comprare dei carnet che permettono di risparmiare un biglietto su 10, o cose del genere. I mezzi più pratici per muoversi a Tokyo sono la metropolitana o il treno. Il nostro ryokan era abbastanza vicino alla metro, per cui ci siamo fatte una tessera prepagata e via, per evitare di dover ogni volta acquistare il biglietto. In treno abbiamo viaggiato un paio di volte con il biglietto la prima settimana, mentre la seconda abbiamo usufruito del Japan Rail Pass, di cui parlerò tra poco.
A Kyoto il mezzo più comodo per spostarsi è l'autobus. Oddio, comodo non è la parola giusta, trovo molto più pratica la metro, e soprattutto i primi giorni è stato un casino capire come funzionassero... Ma una volta che questo è chiaro, si va come il vento (o quasi... :P), e, se una corsa singola costa 220 yen (circa 1,5€), si può comprare una tessera giornaliera a 500 yen (3,5€), che dà diritto ad un numero di corse illimitato.
Il Japan Rail Pass invece è una tessera MERAVIGLIOSA se si ha intenzione di viaggiare fuori Tokyo. Esistono vari tipi di Japan Rail Pass, uno che copre tutto il Giappone (come il nostro), oppure per la zona nord, est, ovest, sud, e ovviamente sono diversi anche i costi. Con questo pass si possono prendere tutti i mezzi di trasporto marchiati JR, ovvero: la linea di treno Yamanote in centro a Tokyo, gli Shinkansen (i famosi treni proiettile - con l'eccezione dei treni denominati Nozomi, che sono un po' più veloci e costosi e soprattutto sono molto frequenti... ma si riesce benissimo ad organizzarsi con gli altri), autobus e traghetti. Per viaggiare 7 giorni in 2^ classe costa 28.300 yen, ovvero circa 200€ (quello per 14 gg costa 100€ in più). Tenete presente che il solo viaggio andata ritorno Tokyo/Kyoto sullo Shinkansen costerebbe quasi 200€... Il Pass si deve acquistare obbligatoriamente fuori dal Giappone; al momento dell'acquisto viene consegnato un voucher che andrà cambiato col Pass vero e proprio una volta arrivati in Giappone. Per acquistarlo in Italia ci si può rivolgere alla Jalpak (a Roma e Milano) o alla Mae International Travel di Milano. Anche altre agenzie possono procurarlo, ma in genere sono disposte a farlo solo se si compra tramite loro anche il volo aereo... Io ho chiamato la Jalpak di Milano circa 10 gg. prima; mi hanno comunicato il prezzo del Pass al cambio giornaliero dello yen, poi ho dovuto aggiungere 10€ di diritti di agenzia per ogni pass e 15€ per il corriere, e ho fatto il bonifico. In un paio di giorni ho ricevuto i voucher.

Bene, penso che per ora sia tutto. E da domani inizio col racconto del viaggio!


postato da: kaguya alle ore 16:21 | link | commenti (4)
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